Lo studio di Francesco Nocera si trova tra i vicoli medievali di Monreale, scrigno prezioso che contiene il gioiello architettonico del Duomo. Passeggiando per le strade della cittadina siciliana, l’artista mi spiega come il Duomo faccia parte dei suoi ricordi – vi si chiuse incredibilmente all’interno quando era bambino – diventando negli anni della formazione la sua più importante scuola. Docente di Arte Sacra Contemporanea Sperimentale all’Accademia di Belle Arti di Palermo, Nocera è un grande interprete dell’arte sacra contemporanea, un caso quasi unico in un ambito che oggi, solitamente, è più esplorato dagli architetti che dai pittori. Tra le sue opere vanno citate le vetrate di San Tommaso e del Santuario di Tindari, e l’occhio absidale del Duomo di Patti. Conversando con lui emergono i caratteri della sua arte: natura e cultura, panteismo, lirismo ed erudizione. Nella sua pittura è forte e presente la dimensione della memoria e dell’archetipo, che in parte lo avvicina a Osvaldo Licini. Ma Nocera afferma che «un siciliano non può dipingere come un lombardo o un fiorentino»: nella sua espressività c’è la luce e il colore della violenza emotiva, cifra che lo accomuna ai siciliani ...
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